Il lavoro “Il cerchio e la spirale” non è che l’inizio di un nuovo percorso o, per meglio dire, di un nuovo aspetto della ricerca che Daniele Zoico porta avanti ormai già da tempo: il rapporto tra un originale e la sua copia. L’opera si presenta attraverso una proiezione di un video a due canali: nei video sono stati messi in relazione due luoghi di Venezia, spazialmente simili tra loro, che si volevano confrontare con quell’esperienza che comunemente chiamiamo déjà-vu. Con questo lavoro l’artista si è voluto concentrare su qualcosa che da tempo lo affascinava e sul quale ha voluto creare una vera e proprio opera. Ma cos’è che collega la sua ricerca a questo particolare fenomeno?

L’azione del ricordare viene declinata seguendo il rapporto che lega un originale alla sua copia e di conseguenza si esplicita il legame tra un ricordo e l’evento ricordato. Il déjà-vu viene quindi inteso dall’artista come un possibile ricordo dove manca l’origine, un qualcosa a cui la nostra memoria si aggrappa per rievocare ciò che crediamo di avere già vissuto. Il fenomeno del ricordo è qui visto come una forma a spirale che parte da un punto esterno e conduce all’origine di tale ricordo. In sintesi: un ragionamento logico, ma è proprio qui che il déjà- vu interviene, sradica questa spirale di pensiero per creare un qualcosa che non ha né inizio né fine, perché non arriva a nulla. Quel ricordare scatenato dal déjà-vu cambia da una forma di spirale ad una di cerchio, un loop mentale dove si ha l’impressione di ricordare qualcosa ma non si coglie mai quel qualcosa.

 

 

testo di Giorgia Pomponio

 

 

a
Il cerchio e la spirale

Video 4K a 2 canali
loop, no sound
2019